Tosi Maurizio
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Special Test EN KX 250F # Martini

TechnicalI
Nato come associazione sportiva da un gruppo di appassionati di motocavalcate. Il Luniglana Endu ro si si è avvicinato all'attività rasing nel 2011 proprio con Glanluca Martini. Gianluca era una promessa del cross ma GlannI BellonI nel ragazzo di Codiponte (Massa Carrara) aveva visto lungo. Al priimo anno aubito assoluti d'Italia Enduro ed Europeo Junior E2/E3, e già la stagione successiva arriva il titolo continentale con Id Beta 500 4T, replicato nel 2013 nella categoria Senior, anno in cui Martini contribuì al secondo posto del Team Italia Junior alla Sei Giorni in Sardegna. Nel 2014 le strade di Martini e Belloni si dividono, il pilota toscano viene preso in consegna da Massimo Migliorati per disputare il Mondiale E1 con la Yamaha WR 250F 4T, e Belloni si concede un anno sabbatico, tornando nel racing nel 2015 all'Italiano Major col pluri Campione Pierluigi Surini e Kawasaki. Nel 2016 la svolta: Martini e Migliorati si salutano e Belloni si riprende l'ex pupillo per ripresentarsi sulla scena iridata "anche grazie a un budget che ci consente di affrontare tutto il Mondiale senza però scialacquare - spiega il team manager di Aulla -. Abbiamo pensato che con la Kawasaki Gianluca potesse fare molto bene. E finora siamo riusciti a ottenere risultati andati al di là di qualsiasi previsione. Nessuno pensava potessimo arrivare secondi o terzi in una gara di Mondiale".
Nelle pagine più avanti della rivista vi racconteremo la storia e il momento magico di Gianluca Martini, qui invece vogliamo parlarvi della sua Kawasaki KX 250F con la quale sta sorprendendo tutti. La base è il cross omologato enduro grazie all'intervento di KL. Il team di Belloni non ha alcun supporto da Kawasaki Italia, tutto dipende dalle sue tasche e dalle sue esperienze in materia, "al Salone di Milano avevo presentato a Kawasaki il nostro progetto, ma la risposta è stata

negativa, al momento non c'è interesse da parte loro verso l'enduro, speriamo che i risultati di Gianluca possano muovere qualcosa in futuro. Me lo auguro, la Kawasaki ha grosse potenzialitàm, potrebbe essereappetibile per una bella fetta di appassionati di enduro".
Sotto l'aspetto tecnico, la moto di Gianluca monta disco anteriore flottante Galfer da 260 mm, dietro una pista piena da 240 CURB, spessore 4,8 mm. Forcelle preparate Tosi Moto di Ono San Pietro (BS) sia di idraulica che di molle (più tenere di un paio di step), mono standard regolato solo di idraulica, scarico sviluppato da Xracing di Gavello (FE) con doppio collettore in acciaio, uno dotato di camera di espansione per le condizioni più estreme e uno con un leggero rigonfiamento del tubo, impiegato nella maggior parte delle gare finora disputate, mentre in titanio il silenziatore munito di dB-killer. Impianto elettrico semplificato, ricollocati condensatore e centralina sul telaio, modificato l'alloggiamento del regolatore di tensione dietro il radiatore.
Motore praticamente standard a garanzia di performance e affidabilità al tempo stesso. Solo una lucidata alla testa, appesantito poi il volano mediante una flangia aggiuntiva, frizione originale con un disco d'acciaio in più al fondo campana (la Kawasaki KX 250F non ha la molla a tazza) per minimizzare la deformazione del pacco e migliorata la lubrificazione di tutto il sistema. Comando idraulico Magura fornito da Motocross Marketing. Sul manubrio lato sinistro trova posto lo switch mappe preimpostate da Kawasaki, Martini ha optato per quella standard e quella che da più potenza, la soft non è contemplata perché troppo "tagliata" per un pilota da Mondiale. Plastiche e paramani UFO, cruna catena in teflon prodotta direttamente dal team, paramotore in carbonio by Ciarlo di Genova, pignone da 13, corona da 50 denti come l'originale. Tutto qui!



Semplicenente efficace
Sostanzialmente siamo di fronte a una moto di cui un qualsiasi comune mortale potrebbe disporre. Pochi interventi low cost, ma mirati per Gianluca che con questa Kawasaki sta letteralmente volando. Sul piano motoristico l'aspetto più interessante era capire che valenza ha l'aggiunta del volano in rapporto alle due mappe preconfigurate e alle diverse tipologie di scarico.
Col collettore leggermente rigonfiato e map1 il motore è più lento a salire, da metà in avanti ha comunque forza e gira bene. L'unica controindicazione è che al rilascio del gas si sente molto il freno motore, c'è un maggior trasferimento di carico dovuto all'inerzia, i tempi d'ingresso curva vanno più calcolati, l'azione non avviene in modo fluido. Con map2 il motore è molto più rapido a prendere i giri ma comunque senza cattiveria, sotto è pronto, da metà in poi spinge più pieno e senza avvertire il freno motore. Di serie la Kawasaki 250 da cross ha anche il Launch Control elettronico che agisce in prima e seconda marcia (in terza si disinserisce), il sistema da ulteriori vantaggi sul viscido dove si ha molta più trazione senza tendere a patinare, soprattutto in map2, la più rapida. Unico neo è che ogni volta si ha bisogno dell'intervento del Launch Control, si deve reinserirlo manualmente.
Sui tracciati più estremi e guidati, invece, si opta per la configurazione di scarico con camera di espansione sul collettore, va a guadagnare sotto e a metà, ma ovviamente perde in allungo. In map1 ha tanta forza all'apertura del gas, di contro tiene meno la marcia, ha meno schiena, mentre in map2 è ancora più rapido, di conseguenza la spinta finisce anche prima. Onestamente la configurazione con collettore di scarico rigonfiato e map2 consente buone prestazioni su tutto l'arco di utilizzo e su più fon di e situazioni enduristiche. Si sente l'adozione della flangia sul volano di accensione che addolcisce la spalancata violenta e fa guadagnare qualcosa in allungo.

La moto di Martini ha la quinta cortissima, nei trasferimenti è penalizzata, in compenso la rapportatura cross permette di sfruttare meglio la terza soprattutto in funzione dell'entrata in azione del secondo iniettore di potenza. In mulattiera, poi, non senti lo stacco tra prima e seconda marcia, di positivo c'è inoltre la frizione a comando idraulico che puoi stressare quanto vuoi senza accusare problemi di recupero del gioco leva in caso di rigonfia-mento del pacco frizione.
Sospensioni più tenere rispetto alla versione cross, ma comunque sempre sostenute. Martini proviene da quel mondo, quindi a lui piace una forca solida. E, onestamente, anche a noi. Libera all'inizio, poi da metà affondo in avanti risponde energicamente e c'è ancora margine a livello di setting per indurirla. Buon feeling di guida, da molta sicurezza nelle pietraie dove di norma la forcella cross tende a scappar via.
Mono un po' tenero sul finale quando picchi forte, il vantaggio è che in mulattiera si chiude molto bene assicurando trazione al posteriore. Già di serie il mono Kawasaki è piuttosto chiuso di sua Di contro la frenata lascia un po' a desiderare, davanti la mescola dura delle pastiglie ha un arresto meno potente, dietro col disco pieno la decelerazione è più modulabile.
Tutto sommato, una enduro standard che di speciale ha il fatto di battersi ad armi pari con le concorrenti factory. Complimenti, bei lavoro!

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